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Trasgredire con Sisifo

C’erano studenti e magistrati, psicologi e giornalisti, storici dell’arte e guardie penitenziarie. C’erano Rembrandt, Giorgione e Caravaggio. E c’era il mito: quello di Sisifo, recitato dai detenuti della casa circondariale San Vittore di Milano. Non era un festival ma si era in carcere. Sono evasi così, lunedì 29 novembre, i membri del Gruppo della Trasgressione, senza varcare neanche un cancello di San Vittore.

Non erano detenuti qualunque, erano quelli del Gruppo della Trasgressione. Un gruppo di studio e  di lavoro che da 13 anni opera nelle carceri di San Vittore, Opera e Bollate. Quando qualcuno crede con passione, con cuore, con professionalità che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato, come dice l’articolo 27 della Costituzione, allora il risultato può essere questo: il mito di Sisifo come alleato e come strumento, per crescere, fare strada e ricostruire progetti comuni, sociali e civili. Per davvero.

Ribelli per responsabilità

 

foto di Daria Scaglia

A chi scriva “Niscemi” nella barra del motore di ricerca compaiono in cima alla lista due notizie. Fino a una settimana fa Niscemi era una piccolo comune siciliano in provincia di Caltanissetta tristemente noto alle cronache per l’omicidio di Lorena, una ragazzina di 14 anni uccisa da tre suoi coetanei nella primavera del 2008.

Nell’ultima fredda settimana del gennaio 2010 Niscemi è tornata alla ribalta nelle cronache nazionali. La protagonista è di nuovo una ragazza, ma la storia questa volta e una storia di vita, di nascita e di coraggio.

Una giovane donna di 25 anni era rimasta incinta in una relazione extraconiugale. La famiglia e i consigli sensati le avevano suggerito di abortire, per non suscitare chiacchiere né scandalo. Ma talvolta le cose giuste non è detto che siano buone. La giovane donna ha considerato che la cosa giusta che l’era stata suggerita non fosse buona per lei, e ha trasgredito. 

Studentessa fuori sede, la giovane donna ha finto di doversi allontanare per qulache tempo per motivi di studio. Ed è andata a cercare aiuto in un convento di suore, dove ha portato avanti la gravidanza e pochi giorni fa è nata la sua bambina, di cui ignoro il nome, ma che qui chiamerò Maria: il nome che custodisce il mito e il mistero della maternità.

Maria è nata, dalla trasgressione e dalla responsabilità di sua madre. Sua madre ha trasgredito due volte ai consigli sensati, è rimasta incinta e ha messo alla luce Maria.

Stimo questa giovane donna perché ha saputo ribellarsi e insieme chiedere aiuto. Spesso capita che chi si ribella si faccia prendere da uno strano delirio di onnipotenza che gli fa pensare d’essere solo al mondo, di avere la verità e la forza in tasca. A volte chi si ribella spezza la relazione con gli altri, con tutto e tutti per inseguire un’idea, un sogno, un’ambizione, o la sua disperazione. A volte chi si ribella comincia un percorso di autodistruzione, perchè ribellandosi taglia i ponti con gli altri, e si ritrova solo e arrabbiato.

La giovane donna di Niscemi si è ribellata, si è allontanata dalla sua famiglia, dalla sua comunità, non per rabbia però, ma per amore. La forza che le veniva dalla bambina che teneva in grembo era più forte del rifiuto che aveva ricevuto. Ha trovato il coraggio di fidarsi di qulcuno e di chiedere aiuto per sé e per la sua bambina. Ne ha avurto il coraggio: è la forza di empatia e di relazione nella fragilità di cui questa giovane donna della mia età è stata capace ciò che ammiro in lei.

In un momento in cui si assiste a tanti tristi atti di fuga dalle responsabilità, la storia di Maria e di sua madre è trasgressiva e tenera, fragile e scandalosa: perché è vera. In una società dallo scandalo facile e perverso, Maria venendo al mondo porta con sé il significato originale dello scandalo come rivoluzione.

Scandalo significa ostacolo. La verità è ostacolo per il corso banale delle cose. L’ostacolo cambia il corso del fiume, segna un nuovo inizio, una nuova via e una nuova verità, la ri-nascita e la vita. Maria è scandalo e dolcezza. Benvenuta Maria, Benvenuta a Niscemi e al mondo come segno di scandalo e di vita.