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La pulce e il calabrone

Eh il blog, questo sconosciuto…Sì, lo so è passato troppo tempo dall’ultimo post, mi scuso con i miei pochi ma fedeli visitatori. Da un mese a questa parte sto lavorando a un documentario, di cui per scramanzia parlerò solo dopo la consegna.

Stasera però, prima di tornare al documentario, devo assolutamente dedicare un post a una storia che ho appena sentito raccontare da Roberto Saviano alla tv. Devo metterla sul blog, perché è la quintessenza del senso che questo blog vorrebbe avere. Si tratta della storia di un calciatore argentino Lionel Messi. A me il calcio interessa poco però questa storia è così intensa e bella che mi fa interessare anche al calcio, perché “vedere Messi significa osservare qualcosa che va oltre il calcio e coincide con la bellezza stessa”.

“La storia di Lionel Messi è come la leggenda del calabrone”, racconta Saviano, “Si dice che il calabrone non potrebbe volare perché il peso del suo corpo è sproporzionato alla portanza delle sue ali. Ma il calabrone non lo sa e vola. Messi con quel suo corpicino, con quei suoi piedi piccoli, quelle gambette, il piccolo busto, tutti i suoi problemi di crescita, non potrebbe giocare nel calcio moderno tutto muscoli, massa e potenza. Solo che Messi non lo sa. Ed è per questo che è il più grande di tutti”.

Quando Messi aveva 11 anni si bloccò l’ormone della crescita.  Messi è detto “la pulce” per via della sua statura, ma è anche soprannominato il “Messi-a”, per il suo talento. Rimando all’articolo di Saviano per chi volesse leggere la storia di Lionel Messi per esteso http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/persone/saviano-messi/saviano-messi/saviano-messi.html.

Io qui mi limito a segnalare una storia, quella di Lionel Messi, e a condividere un pensiero. Mentre Saviano raccontava la vicenda del campione argentino ha detto che la storia di Lionel mostra che di fronte al talento e alla volontà “la s-fortuna non esiste”. Questa espressione mi ha subito fatto suonare un campanello in testa: un libro. “La fortuna non esiste” di Mario Calabresi, in effetti il senso delle storie è lo stesso. Storie che procurano piacere a chi legge o ascolta perchè portano in sé l’idea che responsabilità, lavoro, studio e talento insieme sono un mix vincente e straordinariamente piacevole per chi ne è protagonista e per chi assite, spettatore o lettore che sia.

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