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Trasgredire con Sisifo

C’erano studenti e magistrati, psicologi e giornalisti, storici dell’arte e guardie penitenziarie. C’erano Rembrandt, Giorgione e Caravaggio. E c’era il mito: quello di Sisifo, recitato dai detenuti della casa circondariale San Vittore di Milano. Non era un festival ma si era in carcere. Sono evasi così, lunedì 29 novembre, i membri del Gruppo della Trasgressione, senza varcare neanche un cancello di San Vittore.

Non erano detenuti qualunque, erano quelli del Gruppo della Trasgressione. Un gruppo di studio e  di lavoro che da 13 anni opera nelle carceri di San Vittore, Opera e Bollate. Quando qualcuno crede con passione, con cuore, con professionalità che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato, come dice l’articolo 27 della Costituzione, allora il risultato può essere questo: il mito di Sisifo come alleato e come strumento, per crescere, fare strada e ricostruire progetti comuni, sociali e civili. Per davvero.

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L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita

Ricominciamo con una città intensa, Palermo. Con un teatro importante, il Massimo, e con un’epigrafe superba che parla di arte e d’avvenire, di popoli e di vita. Un bell’inizio credo, per riprenderci al Massimo: soprattutto da quando grazie al suo sovrintendente Antonio Cognata il teatro di Palermo sta vivendo una rinascita e il riscatto.

«L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparare l’avvenire».  Così sta scritto sulle colonne e sopra i leoni della facciata del teatro.  “Detto Massimo, essendo per la sua vastità e capacità il terzo in Europa, cioè vien subito dopo l’Opéra di Parigi e il Teatro dell’Opera imperiale di Vienna”, come riporta l’«illustrazione italiana», nel numero del 6 giugno 1897.

Il comune di Palermo affidò la direzione delle opere per la costruzione del teatro cittadino al progettista Basile nell’ottobre del 1874.  La posa della prima pietra, alla presenza dell’allora Sindaco Emanuele Notarbartolo di S. Giovanni, avvenne il 12 gennaio 1875 durante una solenne cerimonia durante la quale Nicolò Turrisi Colonna pronunciò un discorso celebrativo. Turrisi Colonna due volte sindaco di Palermo, impegnato nella lotta politica antiborbonica, fu Ministro dell’Agricoltura e del Commercio del provvisorio governo rivoluzionario siciliano, nel 1860 ricevette gli onori di Garibaldi, nel 1865 divenne senatore del Regno d’Italia. Giovan Battista Filippo Basile autore di diversi progetti in Sicilia, saggi critici, riviste, libri e testi didattici cominciò la progettazione e la costruzione del Massimo terminato poi dal figlio Ernesto, grande maestro di Liberty. Notarbartlo, uomo politico italiano è stato la prima vittima eccellente della mafia. Nasce così il Massimo, grande fin dal principio, sotto lo sguardo di personalità importanti che rappresentano ancora la parte gloriosa e fiera della storia complessa di una città magnifica e contraddittoria.

Oggi il Sovrintendente del Massimo di Palermo è Antonio Cognata, il primo economista al vertice di un teatro italiano. Cognata è il primo e l’unico che pur occupandosi d’arte e spettacolo è costretto a girare con la scorta armata perché ha già ricevuto una minaccia e un’aggressione. Nell’aprile scorso è stato picchiato sotto casa. Non ha chiesto lui la scorta. Gli è stata imposta dal comitato che disciplina l’ordine pubblico. Antonio Cognata sovrintende il teatro Massimo dal 2005. Quando è arrivato il teatro aveva un debito su conto corrente di 26 milioni di euro, che maturava in continuazione interessi passivi, e l’anno precedente era stato denunciato un rosso di 11 milioni di euro. Cognata ha applicato una strategia di tagli: dal telefono al budget degli artisti, dai trasporti agli acquisti, dalle fotocopie al cachet dei direttori. I risultati furono subito evidenti: nel 2002 il teatro  fece 11 milioni e mezzo di perdite, nel 2008 con un numero più alto di spettacoli rispetto a quell’anno, ci sono stati 10 milioni di costi in meno. «Nulla di magico», commenta Cognata »La formula è semplice: spendere bene le risorse che hai. Se spendi il minimo per comprare una matita che dura, è fatta. Le risorse quasi per miracolo si moltiplicano».Oggi il teatro ha per la prima volta in tutta la sua storia uno sponsor privato. Il Banco di Sicilia, partner Unicredit. prima nessuno osava rischiare col Massimo, in questo modo s’innescava un circolo vizioso perché i tetari senza soci privati vengono penalizzati dal Fus  (Fondo Unico per lo Spettacolo). Ma oggi questo non è più un problema per il teatro di Palermo.

Cognata sta facendo bene il suo mestiere, è un economista, ama l’arte e ha fatto rinascere il teatro Massimo di Palermo: dai debiti al bilancio attuale. Non solo in pareggio. Di più: in attivo.

Dopo gli anni bui culminati nella stagione delle grandi stragi. Anche nel cinema: nel 1990 il teatro Massimo è stato lo scenario di alcune riprese del film Il padrino – Parrte III di Francis Ford Coppola, con Al Pacino, Andy Garcia e Sofia Coppola in cui il Padrino Michael Corleone si reca a Palermo per assistere al debutto del figlio nella Cavalleria rusticana di Mascagni. Oggi il Massimo è diventato il simbolo di un riscatto possibile. L’esempio del teatro è per la sua città un riferimento tra le tante pecche dell’amministrazioni del Sud. Il Massimo è un modello per le aziende e gli enti sull’ orlo del crack, che putroppo non mancano a Palermo: a cominciare dall’ Amia, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti e che, fra Natale e Capodanno, ha lasciato la città sommersa. Teatro Massimo compreso. Purtroppo abbiamo visto tutti le foto del disastro della spazzatura intorno al teatro con lo sfondo delle sue colonne illuminate a festa.

Antonio Cognata e il suo collaboratore e vice presidente Beppe dell’ Aira, stanno mostrando che, nella citta bifronte dei contrasti, esiste un modo concreto di  interpretare quell’epigrafe ambiziosa: «Vano delle scene il diletto ove non miri a preparare l’avvenire».

Tutti al Massimo dunque, che è appena cominciata la nuova stagione 2010.