Il Filo di Sofia

Non dovevano fare quello che hanno fatto, volevano. Si deve quando non si è capaci, non si è convinti, non si vuole. Gherardo Colombo

Archivio per Verità

Ribelli per responsabilità

 

foto di Daria Scaglia

A chi scriva ”Niscemi” nella barra del motore di ricerca compaiono in cima alla lista due notizie. Fino a una settimana fa Niscemi era una piccolo comune siciliano in provincia di Caltanissetta tristemente noto alle cronache per l’omicidio di Lorena, una ragazzina di 14 anni uccisa da tre suoi coetanei nella primavera del 2008.

Nell’ultima fredda settimana del gennaio 2010 Niscemi è tornata alla ribalta nelle cronache nazionali. La protagonista è di nuovo una ragazza, ma la storia questa volta e una storia di vita, di nascita e di coraggio.

Una giovane donna di 25 anni era rimasta incinta in una relazione extraconiugale. La famiglia e i consigli sensati le avevano suggerito di abortire, per non suscitare chiacchiere né scandalo. Ma talvolta le cose giuste non è detto che siano buone. La giovane donna ha considerato che la cosa giusta che l’era stata suggerita non fosse buona per lei, e ha trasgredito. 

Studentessa fuori sede, la giovane donna ha finto di doversi allontanare per qulache tempo per motivi di studio. Ed è andata a cercare aiuto in un convento di suore, dove ha portato avanti la gravidanza e pochi giorni fa è nata la sua bambina, di cui ignoro il nome, ma che qui chiamerò Maria: il nome che custodisce il mito e il mistero della maternità.

Maria è nata, dalla trasgressione e dalla responsabilità di sua madre. Sua madre ha trasgredito due volte ai consigli sensati, è rimasta incinta e ha messo alla luce Maria.

Stimo questa giovane donna perché ha saputo ribellarsi e insieme chiedere aiuto. Spesso capita che chi si ribella si faccia prendere da uno strano delirio di onnipotenza che gli fa pensare d’essere solo al mondo, di avere la verità e la forza in tasca. A volte chi si ribella spezza la relazione con gli altri, con tutto e tutti per inseguire un’idea, un sogno, un’ambizione, o la sua disperazione. A volte chi si ribella comincia un percorso di autodistruzione, perchè ribellandosi taglia i ponti con gli altri, e si ritrova solo e arrabbiato.

La giovane donna di Niscemi si è ribellata, si è allontanata dalla sua famiglia, dalla sua comunità, non per rabbia però, ma per amore. La forza che le veniva dalla bambina che teneva in grembo era più forte del rifiuto che aveva ricevuto. Ha trovato il coraggio di fidarsi di qulcuno e di chiedere aiuto per sé e per la sua bambina. Ne ha avurto il coraggio: è la forza di empatia e di relazione nella fragilità di cui questa giovane donna della mia età è stata capace ciò che ammiro in lei.

In un momento in cui si assiste a tanti tristi atti di fuga dalle responsabilità, la storia di Maria e di sua madre è trasgressiva e tenera, fragile e scandalosa: perché è vera. In una società dallo scandalo facile e perverso, Maria venendo al mondo porta con sé il significato originale dello scandalo come rivoluzione.

Scandalo significa ostacolo. La verità è ostacolo per il corso banale delle cose. L’ostacolo cambia il corso del fiume, segna un nuovo inizio, una nuova via e una nuova verità, la ri-nascita e la vita. Maria è scandalo e dolcezza. Benvenuta Maria, Benvenuta a Niscemi e al mondo come segno di scandalo e di vita.

Come mi batte forte il tuo cuore

Come mi batte forte il tuo cuore“, è il verso di una poetessa polacca, ed è anche il verso dell’empatia che Benetta Tobagi ha scelto come titolo del libro dedicato al padre Walter Tobagi (Spoleto, 18 marzo 1947 – Milano, 28 maggio 1980) e alla sua storia.

Verità a amore possono essere ciechi, dice Benedetta Tobagi, quando perdono completamente il senso del limite, come nel caso del terrorismo. Allora più che di idealismo si tratta di infantilismo. L’amore e la verità possono diventare disumani perchè resi astratti e non concreti. Il male è la mancanza di empatia, ovvero della capacità di percepire l’altro come sé: amore e verità sono e  devono essere collegati alle persone concrete. Qui sta il problema del rispetto della verità e delle persone, su cui occorre costruire la giusta distanza critica.

La verità è scandalo, dice Benedetta, e la violenza distrugge le persone perchè instilla il pensiero che non valga la pena di fare più niente.

Benedetta racconta che è stato proprio il padre la persona che le è stata più d’aiuto nello scrivere il libro. Dialogando con le carte del padre Benedetta scopre una figura integra e motivata a salvarla dalla deriva del cinismo, instillando in lei la persuasione che “vale sempre la pena, comunque”.

Alle domande: chi glielo ha fatto fare? Padre mio perché mi hai abbandonato? Benedetta risponde ascoltando la voce del padre assente attraverso un enorme e dolce sforzo di empatia, e ne deduce che vale sempre la pena, e la nostra scuola di giornalismo che porta il suo nome ne è la prova, dice Benedetta.  

Walter Tobagi, annotava le cose che non capiva bene: riempire le parole e ridefinire i termini, è questa oggi la sfida.

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